Dammi tre parole: Santorini

Foto © Pedro Szekely (Flickr)

In mezzo all’Egeo, millenni or sono, si ergeva un monte. Una violentissima eruzione lo fece sprofondare quasi 2.000 anni fa, sotterrò la più antica città europea (c’è chi dice fosse la leggendaria Atlantide!) e finì con il creare l’isola di Santorini, una perla del Mediterraneo fatta di spiagge, paesini candidi, sole, scogli multicolore, case grotta… ma come riunire tutte le caratteristiche di quest’isola in poche righe?
Noi ci abbiamo provato con tre parole chiave.

Architettura
Gli abitanti di Santorini vivono anche sottoterra: fino al terremoto del 1956 le case grotta erano il tipo di abitazione più diffuso. La pietra pomice che compone le pareti del cratere e i bordi delle valli di erosione, infatti, può essere scavata facilmente per creare al suo interno spazi in cui abitare al riparo dal vento e dalle intemperie, al sicuro dai terremoti e soprattutto a prezzi economici. Inoltre, grazie alle sue eccezionali capacità di isolamento, la pietra pomice protegge sia dalla canicola estiva che dal freddo invernale.
In alternativa a ciò, sin dal medioevo le persone più benestanti abitavano in solide case costruite in pietra e legno di importazione. Questi edifici sorgevano perlopiù sulla sommità delle alture, e con le loro pareti esterne quasi prive di finestre somigliavano alla cinta muraria di una città, come è possibile vedere ancora oggi a Emborió e a Pýrgos. Una volta debellato il pericolo rappresentato dai pirati nel corso del XVIII secolo, e dopo che Santorini entrò a far parte del neonato Stato greco nel 1834, le persone che decisero di trasferirsi sull’isola furono sempre più numerose. A monte delle vecchie case grotta furono erette lussuose abitazioni di più piani in stile neoclassico. A Oía potrete ammirarne diversi esempi.
Il terremoto del 1956 distrusse buona parte delle ville e delle case di Santorini. I villaggi furono ricostruiti con molto cemento e poca fantasia. Ciononostante, i nuovi edifici con i muri quasi sempre intonacati di bianco e i tetti piatti tipici delle isole Cicladi, solo in alcuni casi sostituiti da volte a botte, sono in perfetta armonia con il paesaggio di Santorini.

Bianco e azzurro
Difficile stabilire perché buona parte delle case e delle chiesette di Santorini e delle altre isole greche sono dipinte di bianco e d’azzurro. Gli spiriti romantici sostengono che questi due colori corrispondono a quelli del cielo e delle nuvole, dell’acqua e della schiuma delle onde, insomma degli elementi naturali che caratterizzano il paesaggio ellenico. Altri ritengono invece che il bianco e l’azzurro rimandino alla bandiera nazionale greca: nel XIX secolo gli abitanti delle Cicladi intonacarono le proprie case di questi colori per affermare con fierezza la loro appartenenza alla Grecia appena liberata. A quell’epoca, infatti, le altre isole dell’Egeo erano ancora soggette all’Impero Ottomano, e la Grecia dovette attendere il 1947 perché le venissero restituite Rodi e le altre isole del Dodecaneso.

Vento
In estate gli abitanti di Santorini non guardano mai fuori dalla finestra chiedendosi che tempo farà. Le previsioni sono fin troppo scontate: il sole splenderà tutto il giorno e ci sarà un gran caldo. L’unica variante è costituita dai venti che soffiano di continuo ma con intensità variabile.
In estate prevale il meltémi, che spira da nord. Di mattina è piuttosto debole, ma verso mezzogiorno comincia a farsi più impetuoso, e dopo essersi placato nel tardo pomeriggio, torna a imperversare in serata. A volte nel giro di pochi minuti la bonaccia si alterna a raffiche violentissime, che sospingono le barche verso la riva e sollevano la polvere di pomice dai campi. A temere il meltémi non sono soltanto i pescatori, ma anche i gestori degli stabilimenti: questo vento può diventare così forte da scaraventare in aria ombrelloni, sedie e tavolini.
Per i turisti invece rappresenta una piacevole sorpresa, poiché mitiga la canicola estiva e rende l’aria così limpida che le altre isole dell’arcipelago appaiono ancora più vicine di quanto non siano.

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Una cena a… Vienna

L'Heuriger Schübel-Auer (schuebel-auer.at)

Per passare una bella serata in compagnia degli amici si va a cena all’Heuriger! Si tratta di osterie suggestive, con soffitti a volte, cortili interni e giardini con il sottofondo di musica tradizionale suonata dal vivo a completare l’atmosfera.
Quelli che ci piacciono di più si trovano a nord ovest di Vienna, ai margini del Wienrwald, circondati da vigneti e con vista sulla città.

Per cominciare
Si degusta il vino novello, di solito il Gemischter Satz, un bianco leggero e profumato prodotto con una ventina di vitigni diversi, primo presidio Slow Food dell’Austria. I più affamati possono comodamente approfittare del buffet che di solito è allestito vicino al bancone.

Primo piatto
Una portata tipica sono i Nockerln: simili agli gnocchi, detti anche Klößchen (più simili a un canederlo) o Spätzle (con spinaci nell’impasto), possono essere di semolino, al burro o serviti in brodo.

Secondo piatto
La scelta è soprattutto di carne, perché non provare un bel Tafelspitz: filetto di manzo bollito, accompagnato in genere con salsa all’erba cipollina, patate arrosto e salsa di rafano o mele.

Dessert
I golosi sono i più fortunati, qui si abbonda davvero in dolci, oggi andiamo su un classico che forse non tutti hanno già assaggiato, il Buchtel: dolce di pasta lievitata ripieno di marmellata, spesso ricoperto con crema alla vaniglia.

 

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Intervista con la blogger… che ci vive: Claudia Casadei da Barcellona

Claudia di Amarcord Barcelona

Raccontaci in poche parole chi sei!
Ciao! Io sono Claudia del blog Amarcord Barcellona, compro biglietti aerei per hobby e credo fortemente che tra il dire il fare non ci sia di mezzo il mare, ma il coraggio. Fotografo futuri ricordi e sono una malinconica felice. Vivo a Barcellona e passeggio sognando.

Il primo posto dove porti chi ti viene a trovare?
Da non perdere sono sicuramente los Jardines Mossèn Costa i Llobera, ovvero “i giardini Mossèn Costa i Llobera”, nel quartiere del Poble Sec. Sono dei giardini tematici tra i più importanti a livello europeo: pensate che le specie vegetali che lo popolano sono circa 800 tra cactus, piante grasse, palme e differenti arbusti esotici subtropicali. Nonostante questi numeri da capogiro non sono molto conosciuti, ed è proprio qui che sta il bello: quiete, relax, mare, montagna e una vista mozzafiato. Approfittatene ora, questo è il momento giusto: l’entrata è gratuita e i turisti non lo conoscono ancora :) .

Il locale caratteristico dove mangiare tipico (e cosa si mangia!)?
Essendo una buona forchetta, di posti dove mangiar bene ne conosco parecchi.
Ad esempio, parliamo delle famose tapas. Non c’è bisogno di spendere molto in qualche ristorante del centro, semplicemente basta farsi un giro al mercato della Boqueria dove troverete, alla fine delle bancarelle di frutta, verdura e caramelle, chioschi che servono sempre piatti tipici a pochi euro. La varietà è tanta e la qualità buona.
La paella, altro chiodo fisso di chi viene in visita a Barcellona. Bene, le alternative sono: l’Escamarlá (ristorante con vista mare) e la Perla, altra chicca nel quartiere del Poble Sec, frequentato solo da autoctoni.
Se invece è di solo pesce che volete riempirvi vi consiglio “La Paradeta”, ristorante che è una via di mezzo tra una pescheria (perché il pesce si sceglie direttamente al banco) e il bingo (perché ad ogni tavolo viene assegnato un numero, quando il pesce è pronto viene chiamato in viva voce). Il rapporto qualità-prezzo è ottimo.

L’attività preferita dagli abitanti di Barcellona?
Tutto ciò che ha a che fare con la cultura piace, e se gratuito ancora di più. Imperdibile è quindi l’appuntamento della prima domenica del mese in cui quasi tutti i musei (esclusi quelli privati) sono a ingresso libero.
Barcellona è una città giovane, ma allo stesso tempo fortemente legata al passato, soprattutto quando si parla di moda. Molto frequentati, e non più di nicchia come lo erano qualche anno fa, sono i mercatini dell’usato vintage. Il Lost&Found e il Demanoenmano sono tra i più conosciuti e cool, ma non sono gli unici. Ogni fine settimana le proposte sono varie. Se siete degli “antichi/moderni” non potete perderveli.

Il consiglio low budget?
- Volete visitare la cattedrale ma non vi va di sganciare un euro? Andateci durante l’orario della funzione domenicale. Fate qualche foto poi sgattaiolate fuori [ndr. non è troppo corretto, però: siate giudiziosi!].
- Pensate che l’entrata al MNAC (museo d’arte nazionale della Catalunya) sia troppo cara? Non temete, una soluzione c’è. Tutti i sabati dopo le 15.00 è gratuito.
- Adorate gli aperitivi ma non sapete dove andare? Al Blai Tonigh potrete sorseggiare birra a 1.20 euro e mangiar “montaditos” ovvero piccoli crostini tipici a soli un euro “cada uno”.
- Spostatevi con i mezzi pubblici e compratevi un biglietto T10 (valido 10 volte), grazie al quale potrete risparmiare un bel po’.
- Passeggiate.

Gracia by night, foto © Wiros (Flickr)

Dove passare una serata alternativa?
Allontanatevi dal centro. Prendete la metro gialla L4 e scendete alle fermate Joanic o Verdaguer. Vi troverete così a Gracia, quartiere pieno di piazzette, pub, ristorantini cool e gente alternativa. L’imbarazzo della scelta è assicurato. La serata tipo è quella che comincia con una bella passeggiata in Calle Verdi (prima che chiudano tutti i negozietti), continua con un aperitivo all’aperto in una delle tante piazzette e quando la pancia comincia a brontolare ci si rintana in uno dei tanti ristorantini giapponesi. La “noche” prosegue sorseggiando mojitos sotto le stelle. Che ve ne pare?

La “perla” poco nota?
La parte est della montagna del Montjuic nasconde un vero e proprio tesoro: il Cimitero monumentale del Montjuic. Le tombe incastonate nella montagna e la bellezza struggente delle statue che lo popolano donano al cimitero un’atmosfera surreale e mistica, trasformandolo in un sontuoso museo d’arte all’aperto. Stupendo!

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Dammi tre parole: Torino e il Piemonte

Lingotto dall'alto, © The Bode (Flickr)

Nella terra del vino e del riso, dei monti e della pianura, del barocco e dei Savoia, le attrazioni non finiscono mai. Abbiamo scelto per voi tre parole chiave che riassumono una delle regioni italiane dall’offerta turistica più ampia.

Arte contemporanea
Le bellezze storico-artistiche di Torino sono indiscutibilmente messe in ombra da quelle di Roma, Firenze o Venezia, veri scrigni d’arte, per cui chi volesse cercare antiche rovine o palazzi rinascimentali non troverà grande soddisfazione sulle rive del Po. Il discorso cambia se si considera l’arte contemporanea, di cui Torino è una capitale. Oltre al vivace panorama artistico che anima le innumerevoli gallerie, anche il Museo di Arte Contemporanea nel Castello di Rivoli e la Galleria Civica di Arte Moderna GAM attirano molti turisti. L’interesse internazionale è suscitato dalle mostre di due rinomati enti: la Fondazione Merz, dedicata al maestro dell’Arte Povera Mario Merz, e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, entrambe situate in edifici industriali dismessi, a dimostrazione della metamorfosi dalla cultura manifatturiera all’arte. Un business, quest’ultimo, che lavora a pieno ritmo a inizio novembre, quando nei locali del Lingotto si tiene la fiera denominata Artissima, mentre per le strade del borgo Filadelfia, dove un tempo c’erano i mercati generali, va in scena Paratissima, evento off che dà visibilità ai giovani artisti emergenti esponendone le opere in piazza, nei negozi e nei locali. Con un contorno di musica, drink e buon cibo. Arte come piacere dei sensi: siamo pur sempre in Piemonte!

Cioccolato
Si narra che il duca Emanuele Filiberto, per festeggiare lo spostamento della capitale da Chambéry a Torino, abbia offerto alla città una tazza di cioccolata fumante. Inizia così la “storia d’amorosi sensi” tra il capoluogo piemontese e il cioccolato. Qui nei secoli si sono espressi grandi maestri cioccolatieri ed è nato il famoso Bicerin, bevanda calda a base di cacao, caffè e crema di latte, che ha ammaliato schiere di visitatori. Questa è anche la patria del gianduiotto, che unisce il cacao alla nocciola delle Langhe, quest’ultima ingrediente essenziale della crema più famosa del mondo, la Nutella, nata proprio in Piemonte. Oggi il distretto torinese, con le sue grandi firme dell’industria e dell’artigianato cioccolatiero, è il maggior centro italiano di produzione, celebrato ogni anno con una fiera di grande richiamo, CioccolaTò.

Resistenza
Conosciuta anche come “guerra partigiana” combattuta contro i nazisti e i fascisti della Repubblica di Salò, la Resistenza fu particolarmente attiva in Piemonte, senz’altro favorita dalla morfologia alpina del territorio. Qui si costituirono numerosi nuclei di partigiani, dalle Langhe e dal Monferrato alle valli cuneesi, dalla Valle di Susa alla Val Sesia, alla Val d’Ossola, dove all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1944, si formò e governò brevemente la cosiddetta “Repubblica partigiana dell’Ossola”. Le formazioni più organizzate (Giustizia e Libertà, Brigate Garibaldi) e le tante bande autonome erano comandate da ex ufficiali del Regio Esercito che avevano scelto di combattere in montagna, arruolando giovani scelti sul campo. Elementi essenziali di coesione furono l’antifascismo, il rifiuto della disastrosa guerra condotta da Mussolini, la critica ai vertici militari, ritenuti inetti e incapaci. Tra i più noti comandanti partigiani che hanno combattuto in Piemonte, molti hanno avuto un ruolo importante nella cultura dell’Italia libera del dopoguerra: Nuto Revelli e Giorgio Bocca, Dante Livio Bianco, Giancarlo Pajetta, Antonio Giolitti, Pompeo Colajanni.

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Dublino: qualche passo tra i trifogli

È San Patrizio!

È il giorno in cui gli irlandesi in patria e in giro per il mondo festeggiano il loro patrono e la loro principale festa con sfilate, musica e tanta birra.

Anche noi partecipiamo alla festa con un nuovo articolo dedicato a Dublino. Ce la racconta Alia Zuffi, blogger di Aliapiedienfamilia, la quale nel suo blog parla di Madrid ma è tifosa sfegatata della capitale irlandese e la conosce molto bene.

 

1. Raccontaci di cosa tratta il tuo blog e di cosa parla il tuo primo libro?

Alia di Aliapiedienfamilia

Come alcuni di voi già sanno dalla precedente intervista su Madrid, pubblicata in questo blog a novembre dell’anno scorso, sono una madre di famiglia, milanese di origine e madrilegna di adozione, con un lavoro part-time ed un hobby full-time: il mio blog,www.aliapiedienfamilia.wordpress.com, dedicato alla continua scoperta della capitale spagnola e delle sue proposte di ozio “familiare”, quali laboratori, visite guidate o spettacoli dedicati a grandi e piccini ed organizzati all’interno di edifici, musei, parchi e giardini poco conosciuti, o comunque curiosi ed originali.

L’estate scorsa mio marito, ideatore di tale blog, mi suggerì anche di scrivere, come nostro ricordo personale, un diario di viaggio, dedicato all’ultima città europea visitata senza i bimbi e che, inaspettatamente, si è trasformato in un vero e proprio libro, reale e non virtuale, e che spero diventi il primo di una ricca serie “aliapiedesca” in giro per il mondo!

 

2. Di quale destinazione ci parli? Cosa ti ha colpito di più, per cosa la ricorderai? Così, di getto e senza pensarci troppo

La destinazione di cui voglio parlarvi è la capitale della Repubblica d’Irlanda, protagonista di questo mio libro, Aliapiedi… a Dublino, da poco pubblicato da David and Matthaus.

IRISH NATIONAL WAR MEMORIAL GARDEN

Dublino, da un lato, mi ha profondamente colpito per la incredibile vitalità della sua gente, il cui carattere non risulta per niente influenzato dalle ostili condizioni atmosferiche, e, dall’altro, mi ha intensamente emozionato per il costante ed orgoglioso ricordo del suo turbolento passato da parte dei suoi giovani cittadini. Infatti, camminando per le strade di questa capitale, i pub, i ristoranti, i locali si susseguono uno dopo l’altro, aperti a qualunque ora del giorno e della notte, per accogliere ed avvolgere con la loro musica, e la loro birra, gli allegri e spensierati clienti, autoctoni e non solo; allo stesso tempo, però, questi stessi irlandesi che sanno divertirsi, ridere e scherzare in compagnia, non dimenticano le loro dolorose origini, vissute e ricordate non solo nelle istruttive visite guidate all’interno di emblematici edifici, testimoni di vite spezzate, come la prigione di Kilmainham o il cimitero di Glasnevin, ma anche nei silenziosi

KILMAHINAM GAOL

monumenti commemorativi del Garden of Remembrance, nelle mute statue dei valorosi eroi, come quelle di O’Connell e Parnell, e negli struggenti gruppi scultorici, come  The Famine Memorial, dedicati alle innocenti vittime di una spietata politica del governo britannico, contrario all’interventismo economico.

 

3. Il locale caratteristico dove mangiare tipico (e cosa si mangia!)

DUBLINO, GRAND CANAL DOCK

Per potersi ristorare dopo un’intensa giornata culturale, tra i vari pub è degno di considerazione il famoso (e quindi turistico) Brazen Head, il più antico della città, con più di ottocento anni alle sue spalle, le cui pareti trasudano fama e tradizione, cosí come dimostrato dai numerosi riconoscimenti ufficiali e dalle innumerevoli foto di celebrities esposte nelle sue oscure sale interne, precedute da un grazioso cortiletto pieno di gerani dove, se il clima lo consente, si può anche mangiare all’aperto. Se invece si vuol provare un ristorante tipico, consiglio (previa prenotazione!)  la Boxty House, un posto di ristoro dallo stile rustico, con romantico caminetto all’ingresso, dove poter degustare le famose “boxties”, una specie di crêpe di patate, godendo inoltre, attraverso la sua ampia vetrata, dello spettacolo dell’inarrestabile via-vai degli allegri passanti che affollano le strade pedonali dell’animatissimo quartiere di Temple Bar. Per chi poi, come la sottoscritta, dopo tanti pranzi e cene irlandesi, provasse invece un po’ di nostalgia per la nostra gastronomia, senza dubbio un’ottima scelta è Dunne & Crescenzi, un ristorante, con annesso negozio di prodotti gourmet,  dotato, secondo una pratica alquanto diffusa nella capitale, di menù a prezzo fisso per tutti i tipi e gusti, in base alle differenti fasce orarie, come il “pre-dinner”, il “post-dinner”, il “dinner”, il “pre-theatre”, il post-theatre”, etc. etc. Inutile aggiungere che in “Aliapiedi… a Dublino” descrivo, con dovizia di dettagli (e di avventure!), i suddetti locali, scenario di curiosi incontri o di simpatici aneddoti.

 

4. Un posto particolare dove dormire (e magari economico)?

SAMUEL BECKETT BRIDGE

Senza dubbio The Marker, un fiammante ed originale hotel ubicato in una zona da poco recuperata lungo il Grand Canal Dock e caratterizzata da edifici, teatri e locali modernissimi, quali il Bord Gais Energy Theatre, l’Alto Vetro o la Millenium Tower, e, poco più in là, alle sue spalle, sul fiume Liffey, dal Convention Centre  e dal Samuel Beckett Bridge. Ampie stanze, dotate di ogni confort,  wi-fi gratuito, SPA e palestra e l’ottima offerta culinaria e cocktelera dei suoi bar, ubicati l’uno al piano terra e l’altro, il roof-top lounge, all’ultimo piano, in una posizione privilegiata da cui poter ammirare lo skyline dublinese, ove spicca l’originale tetto ondulato del monumentale, e da poco ristrutturato, Aviva Stadium.

 

5. Il consiglio low budget (meglio se gratis)?

Come consiglio low-budget in una capitale che è alquanto (e sorprendentemente) cara, indubbiamente è da sfruttare l’ingresso gratuito a tutti i musei nazionali – basti ricordare la Chester Beatty Library, l’Irish Museum of Modern Art o la National Gallery of Ireland -, che servono anche in caso di pioggia (cioè quasi sempre)! Se dovessi esprimere una preferenza in questo ambito, nominerei la National Librery of Ireland . Questa biblioteca pubblica, confinante con la Leinster House, la sede del Parlamento, è dotata di una sala di lettura principale, accessibile gratuitamente, e pur non essendo tanto nota quanto la celeberrima Long Room del Trinity College, risulta veramente sorprendente, decorata e illuminata dalla luce di verdi lampade d’epoca su scrivanie dal legno pregiato e, dominata da una grandiosa ed imponente cupola.

6. Una gita in giornata: cosa consigli?

BELFAST

Per una gita in giornata da Dublino ci sono varie possibilità. In treno, con wi-fi gratuito a bordo, si può facilmente raggiungere in un paio di ore la rinnovata Belfast, capoluogo di un Paese vicino geograficamente, ma lontano storicamente. Come alternativa, con il DART (Dublin Area Rapid Transit), una specie di passante ferroviario che collega la capitale con alcuni paesi dell’area metropolitana, in poco più di mezz’oretta si può arrivare, sempre con wi-fi gratis a bordo, al pittoresco porto di Howth,

HOWTH

caratterizzato dalle scenografiche scogliere, dai tipici locali di ostriche e dalle simpatiche foche in libertà! Infine, attraverso uno qualunque dei tour operator locali, è possibile anche visitare in giornata il castello di Trim, utilizzato per le riprese di Braveheart e successivamente, le scenografiche montagne del Parco Nazionale di Wiclow insieme con lo storico villaggio celtico di Glendalough, immerso in una rigogliosa valle di origine glaciale fiancheggiata da due laghi, come lo stesso nome indica in gaelico.

7. Il souvenir imperdibile da portare con sé a casa?

Per quanto riguarda i souvenir, risulta veramente impressionante la quantità di negozi di merchandising che si incontrano lungo il cammino, caratterizzati dal colore verde dei loro prodotti, quali trifogli e gnomi, la cui presentazione, strano a dirsi, non è per niente pacchiana, come invece succede in altre città europee. Per chi poi è amante dello sport, un bel ricordo potrebbe essere un capo di abbigliamento della squadra nazionale di rugby che, eccezionalmente unificata a tal scopo, rappresenta l’intera isola, annoverando sportivi appartenenti sia alla Repubblica d’Irlanda sia all’Irlanda del Nord, nonostante la storica rivalità religiosa tra i cittadini cattolici della prima e quelli protestanti della seconda. Sfortunatamente, lo dico per esperienza, l’uniforme in questione, il cui vessillo è il famoso trifoglio, lo shamrock, presenta un prezzo al pubblico non certo irrisorio.

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Intervista con il blogger: Giovy Malfiori

Giovy Malfiori è una travelblogger attivissima: viaggi, scrive, racconta e interagisce sui social network come pochi altri. Ha una voglia di vedere e di condividere le proprie esperienze contagiosissima: potevamo non intervistarla? Perdipiù è appena tornata dall’Austria, paese di cui stiamo discutendo questa settimana: facciamoci raccontare direttamente da lei com’è andato il viaggio!

Raccontaci in poche parole chi sei e il tuo blog.
Nel dialetto della mia zona d’origine (Alto Vicentino) si direbbe di me che sono una  “sbrindola”, una che è sempre in giro. Ho 35 anni, grande appassionata di Storia, ho iniziato a viaggiare piccolissima grazie ai miei genitori e non ho ancora smesso. Penso che mai smetterò.
Il mio blog nasce dalla mia gran voglia di scrivere e raccontare il mondo, per come lo vedo io. Il viaggio è proprio lo spunto perfetto per mettere sul piatto sia informazioni che emozioni. Il titolo del mio blog (Emotion Recollected in Tranquillity) prende spunto da un pensiero di Wordworth, al quale piaceva molto girare e poi scrivere le proprie impressioni nella serenità di un momento tranquillo.

Parlaci dell’Austria che hai visitato. Cosa ti ha colpito di più, per cosa la ricorderai? Così, di getto e senza pensarci troppo!
Sono stata parecchie volte in Austria ma devo ammettere che mai mi sarei aspettata una regione come il Burgenland, la zona più a Est, al confine con l’Ungheria: colline dolci, paesaggi bucolici, tanti meli e tanta uva.
La seconda cosa che mi ha colpito di più è stato il paesaggio della Carinzia: quelle valli ampie mi hanno proprio conquistata.

Il locale caratteristico dove mangiare tipico (e cosa si mangia!)
Io ti direi il Wiaz’haus di Stegersbach, nel Burgenland. Siamo al confine con l’Ungheria, quindi il Goulash regna sovrano accanto alla classica Schnitzel che non può mai mancare.

Un posto particolare dove dormire (e magari economico)?
È un luogo al quale sono proprio legata. Ci andai la prima volta a piccola, a Innsbruck. Si chiama Gasthof Innbruecke. Tipica pensione della zona, ottima colazione, stanze pulite e posizione perfetta. Le camere costano circa 65€ a notte.

Il consiglio low budget (meglio se gratis)?
Non dimenticate mai i supermercati! Lì si possono recuperare panini buonissimi a pochi euro e gustarsi in pieno ciò che la gastronomia austriaca in stile “streetfood” offre.
Ricordatevi che spesso le bottiglie sono “Pfandflasche”, ovvero vengono recuperate dai locali e supermercati, pagando un tot di centesimi ogni bottiglia: leggete bene l’etichetta!

Dove si può passare una serata alternativa?
Mi viene in mente Vienna e il quartiere di Landstrasse, dove ci sono le case asimmetriche di Hundertwasser. Passeggiare da quelle parti di sera è molto bello.

Il souvenir imperdibile da portare con sé a casa?
Per me, si tratta di souvenir gastronomici: di solito vado al supermercato e cerco qualche Wurst prodotto solo lì.

 

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Chi ci vive: Madrid

Real Madrid? E’ il  nome perfetto, non solo per una squadra stellare a livello mondiale, ma soprattutto per una città piena di vita, di celebri musei e di angoli nascosti, da scoprire giorno dopo giorno. Oggi ce la racconta Alia, che a Madrid vive da oltre dieci anni e ha iniziato a scoprirla a piedi, prima da sola e poi con i suoi bambini e che la racconta ogni giorno sul suo blog: www.aliapiedienfamilia.wordpress.com.

 

Raccontaci in poche parole chi sei e il tuo blog.

Alia nell'Edificio Cervantes, nella Caja de las Letras

Sono una madre, da poco quarantenne, milanese di origine e madrilegna di adozione, con un lavoro part-time ed un hobby full-time: il mio blog, www.aliapiedienfamilia.wordpress.com. In questo diario on-line, dedicato alla continua scoperta delle proposte di svago “familiare” della capitale spagnola, racconto le fantasiose e divertenti avventure della mia famiglia, metà italiana e metà spagnola, composta dai miei due figli e mio marito, attraverso i sontuosi edifici e gli imponenti musei, gli sterminati parchi ed i romantici giardini sparsi  un po’ ovunque in questa sorprendente città, col proposito di offrire una visione originale delle esposizioni, visite, spettacoli o laboratori che si svolgono all’interno degli stessi. L’idea di scrivere il blog, genialmente suggerita da mio marito, si è concretizzata poco più di un anno fa, unendo due delle mie principali passioni, una da tempo celata ed un’altra da sempre manifesta: la scrittura ed i viaggi. Infatti, nonostante gli ormai undici anni di residenza a Madrid, continuo a vivere questa città come una eterna e curiosa turista che, come sempre mi succede quando viaggio all’estero, non si stanca mai di cercare e scoprire posti interessanti, originali o comunque curiosi che ora, poco a poco, un passo dietro l’altro, a piedi, rivelo anche ai miei fedeli lettori.

Cosa ti ha colpito di più di Madrid, per cosa la ricorderai?

Madrid è una grandiosa metropoli europea ove tuttora, nonostante la profonda crisi economica, si gode di un buon livello di vita, in termini qualità-prezzo, soprattutto se confrontata con la mia amata città d’origine, Milano. Al di là, poi, dei suoi tesori architettonici, antichi e moderni, della sua offerta culturale, per grandi e piccini, e delle sue svariate proposte gastronomiche, per tutti i gusti, mi ha sempre colpito il suo lato “dinamico”. Riassumendolo in una sola espressione, si potrebbe dire che “Madrid non dorme mai”! A qualunque ora del giorno o della notte si può trovare un bar, un ristorante o un disco-pub aperto e pieno di gente, mentre nelle centrali vie cittadine costantemente sfilano macchine, taxi o trasporti pubblici. La città non è mai deserta: è sempre in movimento…

Il locale caratteristico dove mangiare tipico (e cosa si mangia!).

Un locale particolarissimo, che adoro per il suo “sapore antico”, è senza dubbio “La Venencia”, situata in calle de Echegaray 7. Si tratta di un vecchia e storica taverna, ubicata in una anonima viuzza del centro di Madrid, che passa quasi inosservata tra i portoni delle trascurate case circostanti. Una volta dentro, però, superata la porta di legno dalle tende sbiadite, tutto cambia: le bottiglie piene di polvere, i cartelli d’epoca, l’arredamento rustico trasportano di colpo a tempi, e scenari, lontani, quasi da Far West. Tra le sue pareti in penombra, servono solo “tapas” fredde, quali differenti tipi di salumi e formaggi, gustose olive di Campo Real, acciughe e “mojama de atún”, mosciame di tonno, accompagnate esclusivamente da vino di Jerez, lo sherry, in tutte le sue differenti versioni, dalla secca “manzanilla” al dolce “oloroso”. I camerieri annotano con un gessetto sul lungo bancone di legno il prezzo delle porzioni richieste che, con un po’ di fortuna, se l’affluenza di attori, artisti o semplici curiosi del vicino Teatro Español lo consente, sarebbero da degustare seduti davanti al caminetto della sala principale. Un paio di curiosità: i gestori non accettano assolutamente mance e non permettono foto all’interno del locale… quindi per vederlo, non avendo nemmeno una pagina web, bisogna proprio venire qui!

Un posto particolare dove dormire (e magari economico)?

Jardín El Capricho con la Casa de la Vieja ©Alia Zuffi

Per famiglie dotate di roulotte o comunque per giovani avventurieri, senza dubbio, quale alloggio economico, suggerirei il Camping Osuna, nella Calle de los Jardines de Aranjuez, circondato da parchi e situato in una bella zona residenziale di Madrid, direttamente collegata al centro attraverso la metropolitana. A parte tutto ciò, il punto forte di questo stabilimento è senza dubbio la sua stretta vicinanza, addirittura confinante, con il più bel giardino della città, El Capricho, sconosciuto dalla stragrande maggioranza dei madrilegni e protagonista indiscutibile del mio blog. Come alternativa più tradizionale, uno qualunque dei numerosi e simpatici hotel della catena spagnola High Tech che, sparsi per tutta la città, con prezzi e categoria differenti, in base alle esigenze di ogni viaggiatore, nonostante l’arredamento modernissimo sono normalmente ubicati in storici palazzi da poco ristrutturati, sempre dotati di wi-fi gratis.

Il consiglio low budget (meglio se gratis)?

Quale consiglio low-budget consiglio a tutti, turisti o non, di sfruttare l’apertura gratuita dei musei statali durante il fine settimana e non solo, come nel caso dei celeberrimi Prado o Reina Sofía, entrambi aperti gratuitamente anche di sera durante i giorni feriali, senza tralasciare le numerose visite guidate, familiari o non, e laboratori, per grandi e piccini, che si organizzano periodicamente in questi edifici a costi zero. Inoltre, per muoversi in città, o nei dintorni, suggerisco vivamente di utilizzare i trasporti pubblici, puntuali, puliti ed efficaci e, nonostante i recenti rincari, comunque economici.

Dove si può passare una serata alternativa?

Tiki Lounge © Alia Zuffi

Per una serata “alternativa”, senza dubbio consiglierei, se d’estate, il pittoresco ambiente del Tiki Lounge, il simpatico lounge bar del menzionato camping, situato in un sorprendente cortile interno, occulto alla vista dei viandanti, ove, tra tavole di surf appese, musica chill-out o concerti dal vivo, con la griglia sempre accesa e squisiti cocktail naturali, sembra proprio di stare al mare. In epoca invernale, invece, ci si può tranquillamente rifugiare in uno qualunque degli innumerevoli e svariati locali che si susseguono quasi ininterrottamente tra le viuzze del multietnico quartiere

Piazza di Chueca © Alia Zuffi

 

di Chueca, ove convivono pacificamente una zona “chic”, elegantemente ristrutturata, ed una zona più “canalla”, come si direbbe in spagnolo, costantemente animata.

 

 

Il souvenir imperdibile da portare con sé a casa?

stadio Santiago Bernabéu © Alia Zuffi

Un souvenir imperdibile, soprattutto per i tifosi del calcio, è senza dubbio una maglietta del Real Madrid, preferibilmente acquistata nel negozio ufficiale ai piedi dell’immenso, e centralissimo, stadio Santiago Bernabeu, un vero e proprio monumento non solo sportivo ma anche architettonico; per tutti coloro che invece, come la sottoscritta, non sono appassionati di tale sport, ma che amano la gastronomia, o entrambe le cose, una confezione sottovuoto dello squisito, ed unico, “jamón serrano”, preferibilmente affettato a mano!

 

 

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Intervista con il blogger: Berlino

Andrea Girolami è redattore di Wired.it e coordinatore del canale video Wired Tv. Ha da poco prodotto una bella guida a Berlino in video che vi embeddiamo anche in fondo a questa pagina. Gli abbiamo chiesto di raccontare al nostro blog qualcosa della capitale tedesca: ecco quali sono i suoi consigli per viverla al meglio.

Raccontaci in poche parole chi sei e il tuo lavoro: come avete prodotto il video?
Mi chiamo Andrea e sono un impallinato di video. Attualmente mi occupo dei contenuti video di Wired Italia tra cui la produzione di diversi format. Uno di questi in cui ci metto anche la faccia è “Dal tramonto all’alba” la nostra guida “a tempo” delle metropoli italiane e internazionali. Siamo partiti in 3, io la regista Ginevra e il fonico Luciano con un sacco di numeri di telefono e indirizzi e in poco più di un giorno abbiamo girato il tutto. Poi tornati a casa è un lavoro di edit e ritmo.

Cosa ti ha colpito di più di Berlino, per cosa la ricorderai? Così, di getto e senza pensarci troppo
Si parla di lei sempre come della città “in perenne rivoluzione”, la “metropoli dei cantieri aperti” ma in verità tutti quelli che ci abitano ti parlano di una capitale piuttosto sonnacchiosa in cui se vuoi ballare tutta la notte hai i tuoi spazi, ma anche se vuoi rimanere a bere una birra sottocasa.

Il locale caratteristico dove mangiare tipico (e cosa si mangia!)
La nostra guida notturna, Matteo, ci ha portati al Curry 36, dove mangiare il classico e buonissimo currywurst tedesco. Aperto a qualunque ora della notte è ovviamente abitato da una fauna delle più pittoresche: dagli hipster appena usciti dal club e personaggi un po’ svitati, uno di questi compare anche nel nostro video

Un posto particolare dove dormire (e magari economico)?
Ormai Airbnb viene usato più degli ostelli, io darei un’occhiata lì

Il consiglio low budget (meglio se gratis)?
Andare a mangiare all’Osseria con pochi euro potrete gustare un’ottima zuppa in stile post-sovietico

Dove si può passare una serata alternativa?
Vi dico la cosa più scontata: il celebre Berghain in cui però non ho mai avuto l’onore di andare. Mi sto preparando alla durissima selezione all’ingresso leggendo questo articolo.

Il souvenir imperdibile da portare con sé a casa?
Il segno del timbro sulla mano che non vuole andar via di qualcuno dei superclub di Berlino, segno che quella prima è stata una notte “intensa”.

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Esco a fare due passi

Camminare © Regione Umbria

Domenica 13 ottobre sarà la giornata dedicata al camminare e al viaggiare a piedi. Ok, ok, state già pensando ai pazzi che si fanno chilometri a piedi per un mese con zaini improponibili sulle spalle e scarpe consumate, e che quindi non fa per voi. Ma siamo sicuri che cominciando a scoprire le strade e i borghi passo dopo passo rimarrete affascinati da un mondo tanto vicino eppure poco conosciuto e vi ritroverete davanti a una vetrina a meditare se acquistare o meno quel paio di scarpe da trekking.

Il 13 ottobre è anche la giornata dei Borghi Arancioni promossa dal Touring Club Italiano, che premia le piccole località dell’entroterra che si distinguono per un’offerta di eccellenza e un’accoglienza di qualità. Quindi noi di Marco Polo uniamo le due cose e vi proponiamo un’escursione in Giornata da Assisi a Spello, un antico borgo arroccato su uno sperone del monte Subasio, caratterizzato da antiche case di arenaria, vicoli medievali stretti e tortuosi, scalinate e squarci panoramici sulle colline di ulivi.

E se vi appassionerete alla terra umbra, ricordatevi che sarà in libreria a breve la nuova guida Umbria Marco Polo: pochi passi, pochi euro (€ 10, 90 per guida, cartina e atlante) e tanto godimento. Buon cammino!

Da Assisi a Spello.

Il Cammino di San Francesco n. 50 attraversa magnifici paesaggi per circa 16 km. Il tempo di percorrenza è di circa 5-6 ore, il dislivello di 800 m.

Assisi © Chris Yunker

È senza dubbio uno dei tratti più belli, perché del tutto incontaminato, ma visto che non ci sono punti di ristoro lungo il percorso, ricordatevi di portare con voi qualcosa da bere e da mangiare. Partite da Assisi, dalla cattedrale romanica di San Rufino, attraversate Piazza Matteotti e lasciate la città passando per la Porta dei Cappuccini. Subito dopo, svoltate a sinistra nel viale fiancheggiato dai cipressi e passate davanti alla fortezza Rocca Minore; svoltate a destra e superate i 300 m di dislivello nel bosco (percorso n. 50 verso l’Eremo delle Carceri).

Eremo delle carceri ©b_roveran

Dopo un’ora abbondante di camminata si raggiunge la piccola chiesa dove San Francesco si recava spesso a pregare (estate ogni giorno 6.30-19 ,inverno 6.30-17.30), situata in un luogo romantico ma collegato ad Assisi da una strada purtroppo molto trafficata, con parcheggio per gli autobus.

Seguite il tracciato dietro l’Eremo delle Carceri, proseguite sulla sinistra e salite al Rifugio Vallonico (1059 m) per passeggiare sugli incantevoli pendii carsici del Monte Subasio.

Monte Subasio ©asbruff

 

Nell’avvallamento di Mortara Grande si incrocia la strada panoramica per il Monte Subasio (1290 m): di qui, quando splende il sole, potete addirittura vedere l’Abruzzo.

Spello ©hovistoninavolare

Continuate sul percorso n. 50, tra i pascoli in estate popolati dai cavalli selvatici, e arrivate a Fonte Bregno (1028 m). Seguite le indicazioni per Spello, scendendo nel bosco, e raggiungete il centro storico superando la Porta Montanara. Potete tornare ad Assisi con l’autobus o con il treno.

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5 cose da sapere su San Vito Lo Capo

Cous Cous Fest a San Vito Lo Capo

La prima cosa da sapere da queste parti è che su 10 persone che incontrerete almeno 3 si chiameranno Vito, perché San Vito non è solo il nome del paese, ma, ovviamente, il santo patrono, festeggiato nella stupenda chiesa-fortezza di piazza Santuario nel mese di giugno di ogni anno – patrono a cui le mamme raccomandano i figli maschi che arrivano in famiglia (ma anche le femmine, ché non è raro trovare donne dal nome Vita per queste strade).

Tra i Vito da ricordare c’è Vito Peralta, che dagli anni ’70 ha una pasticceria artigianale (Via Immacolata 17) che sforna i migliori cannoli della zona, oltre a altre meraviglie come i bomboloni fritti straboccanti di ricotta, cassatine che sembrano disegnate dalla fata turchina e poi invece ti lasciano quella sensazione di peccato di gola mortale come farebbe la strega di Biancaneve. E comunque fare colazione o merenda alla Pasticceria Peralta è la seconda cosa che dovete sapere di San Vito Lo Capo.

La terza è che la gente è generosa, sorride e lo fa spontaneamente, quindi sorridete e non diffidate. Nel mondo di oggi, dove un mipiacimipiacimipiaci digitale non si nega a nessuno ma a stento conosciamo il nome del vicino di casa, trovare qualcuno che ti regala acqua o pizza mentre lavori o semplicente ti chiede come stai, hai bisogno di qualcosa, siamo qui, chiamaci, è una bella cosa: quindi abituatevi a buttare la diffidenza alle spalle e lasciatevi andare.

La quarta è che il cous cous qui è una cosa molto, ma molto molto seria. Innanzitutto si pronuncia cùscus (accento sulla prima “u”) e soprattutto gli dedicano un festival che dura una settimana in cui ogni giorno ne sfornano decine e decine di quintali con ricette diverse a ogni angolo. E questo è niente, ché così sarebbe solo una bella sagra. Invece ci sono chef internazionali (quest’anno si sfidano per il miglior cous cous Costa d’Avorio, Senegal, Francia, Israele, Palestina, Italia, Marocco, Tunisia e Stati Uniti) e una giuria di giornalisti fregiati dell’etichetta Corriere della Sera o Sole 24 Ore o Vogue Italia, che lasciati i noiosi casi di casa nostra si dedicano con meticolosa attenzione a disquisire di lime essiccato, sentore di zafferano iraniano, uvetta marocchina, croccantezza di mandorle e turgidezza delle foglie di menta. Si cucina, si assaggia e si vota ogni giorno in un palatenda in riva al mare – insieme giuria tecnica e giuria popolare di cento persone (chi prima arriva, prima si siede e diventa giurato) – si cantano inni nazionali e si sceglie per la grande finale che decreterà il cous cous vincitore.

Infine, dato che non tutti arrivano a San Vito a settembre per il Cous Cous Fest, ma considerando che tutti in Sicilia vengono anche per gustare l’ottima cucina locale e a noi di Marco Polo piace raccogliere i consigli di chi vive sul posto, vi spifferiamo quelli che hanno detto a noi: ovvero non cercare le celebri granite siciliane qui ‘che non è zona in cui le sanno fare’ (così dice chi ci abita e che indirizza verso Catania per gustare l’arte gelatiera siciliana) ma di orientarsi verso il salato: pane cunzato (pane con sesamo, condito con pomodoro, acciughe, cipolle) e pane e panelle che sono frittelle di farina di ceci, sulle quali va ASSOLUTAMENTE spruzzato il limone “che altrimenti il fritto diventa pesante”.

Non abbiamo parlato del mare di questo gioiello della Sicilia occidentale, nè della Riserva dello Zingaro che racchiude sentieri, scorci a picco sul mare e flora mediterranea dai mille profumi, perché questo lo sanno tutti e soprattutto se lo ricordano nei mesi di luglio e agosto. Noi vi abbiamo avvertito.

(Valentina Orsi)

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