In viaggio con lo smartphone: come risparmiare?

In vacanza senza cellulare? Impensabile per molti di noi. Eppure navigare e telefonare all’estero può diventare molto costoso. Le nuove regole sulle tariffe di roaming hanno reso più economica la comunicazione, almeno se si resta nei confini dell’Unione Europea.

Telefonare a casa da una spiaggia sulla Costa Brava, consultare le previsioni del tempo da Alexanderplatz a Berlino: in effetti gli smartphone sono di grande utilità in vacanza, anche grazie alle molteplici applicazioni che si possono scaricare.

Abbassato il tetto massimo delle tariffe di roaming internazionale

In pratica, quasi tutti i telefoni sono dotati di una fotocamera e a tutti piace condividere gli scatti appena fatti con gli amici. Ma non rischiamo di spendere una fortuna? La buona notizia è che le tariffe di roaming internazionale continuano a diminuire e dal 1° luglio 2014 nuovi limiti massimi hanno reso più economico usare il cellulare in molti paesi europei.

Telefonate, SMS e internet in Europa

Oggi una chiamata dall’estero costa al massimo 19 centesimi al minuto (prima si arrivava a 24 centesimi), mentre per le chiamate in entrata si spendono al massimo 5 centesimi al minuto (contro i 7 di prima). Inviare un SMS può costare fino a 6 centesimi (prima ce ne volevano 8), mentre la ricezione rimane gratuita. Per navigare su internet sono conteggiati al massimo 20 centesimi a megabyte, mentre prima ce ne volevano ben 45.
Tra le novità c’è la possibilità di scegliere per il servizio-dati un operatore locale nel paese di destinazione: le opzioni sono a discrezione del gestore, ma è l’utente a decidere quale compagnia utilizzare.
I primi interventi dell’Europarlamento in merito risalgono al 2007, e oggi spendiamo 25 volte in meno per navigare e il 90% in meno per telefonate e SMS.
Ai costi indicati si deve aggiungere l’IVA e spesso lo scatto alla risposta, mentre non cambia nulla tra le condizione di chi utilizza carte prepagate e chi gli abbonamenti.

Alcune tariffe

Poiché si tratta di massimali, i costi effettivi potrebbero essere ancora più convenienti e molti gestori di telefonia mobile propongono offerte ancora migliori: i pacchetti a costo fisso spesso ottimi soprattutto per navigare in rete.
Ad esempio, se avete in programma un viaggio in una meta europea:
• Con Tim in Viaggio Pass, al costo di 10€ si ha diritto a 250 minuti (125 in entrata e 125 in uscita), 250 SMS e 500 MB alla settimana.
Vodafone Smart Passport propone una spesa di 3€ al giorno per 50 minuti (25 in entrata e 25 in uscita), 50 SMS e 500 MB.
• Tra i pacchetti Wind, All Inclusive Travel comprende 30 minuti, 30 SMS e 50 MB al giorno per 2,5€.
• Con Poste Mobile si può attivare un piano specifico, al costo di 3€, per spendere 10 cent sia per le chiamate in entrata che in uscita. La navigazione si conteggia al consumo (24,40 cent/MB).
• Altri operatori, tra cui Tre, hanno perfino eliminato i costi di roaming e mantengono invariate le tariffe per l’estero rispetto a quelle nazionali (almeno per un certo numero di destinazioni). Questa è tra l’altro la situazione che si prospetta per il futuro: il Parlamento europeo ha infatti votato per l’abolizione di tutti i costi di roaming internazionale entro dicembre 2015.

I prezzi al di fuori dell’UE

Nel caso in cui abbiate programmato le vacanze oltre i confini europei esiste la possibilità che i costi lievitino notevolmente, poiché non esistono tetti massimi definiti. Memo: comprese Svizzera e Turchia, che non fanno parte dell’Unione Europea.
In questi casi è meglio informarsi presso il proprio operatore sui prezzi che si dovranno sostenere e sulle opzioni a disposizione per tenere a bada la spesa.

La Soluzione delle Soluzioni…

Considerate che sono in aumento le compagnie che si specializzano nel servizio per i viaggiatori:

Lyca mobile

Klik mobile

Jibtel

Rebtel

Zeromobile

Altrimenti è sempre valida la Soluzione delle Soluzioni: acquistare una carta SIM locale, soprattutto al di fuori dell’Europa. Soprattutto per il traffico dati le offerte saranno particolarmente convenienti.

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Intervista con il blogger: Manuela Vitulli

Napoli, un museo che vive! Dopo averne parlato con due napoletani doc, Nicola e Rossella, ecco la versione di Manuela Vitulli, giovane viaggiatrice che si sta facendo notare con il suo organizzatissimo blog Pensieri in Viaggio. La città dalle infinite sfumature, che si fa amare e odiare contemporaneamente, non può proprio lasciare indifferente chi del viaggio vuole fare un mestiere; e infatti…

Sono io!

Raccontaci in poche parole chi sei e il tuo blog.
Mi chiamo Manuela, sono pugliese e amo scrivere, viaggiare e – da un po’ di tempo a questa parte – fotografare. Il mio blog è nato nel gennaio 2013 da un’urgenza di scrivere e condividere le mie esperienze di viaggio, le mie foto, le mie emozioni e, non in ultimo, i miei pensieri sparsi su tematiche che mi stanno a cuore.

Cosa ti ha colpito di più d Napoli, per cosa la ricorderai? Così, di getto e senza pensarci troppo!
Napoli è un palcoscenico d’arte. È poesia, colore, vita, capacità di reinventarsi continuamente. La ricorderò per la confusione per strada e per il traffico insopportabile, ma soprattutto per il tesoro e la poesia che racchiude all’interno dell’involucro duro e all’apparenza ostile.

Dici Napoli e pensi… (Foto di Manuela Vitulli)

Il locale caratteristico dove mangiare tipico (e cosa si mangia!)
Un locale dove si mangia tipico? Non posso che pensare alla pizza! Non c’è posto migliore di Napoli per provare una pizza indimenticabile. Oltre alle celebri “Sorbillo” e “da Michele”, consiglio caldamente la Pizzeria Lombardi, che dal 1892 tramanda di generazione in generazione l’arte della pizza. Il locale è caldo e accogliente e ricorda la Napoli di tanti anni fa in modo che i clienti possano assaporare l’autentica atmosfera partenopea.

Un posto particolare dove dormire (e magari economico)?
Il Pinto-Storey Hotel è un posto molto particolare per dormire e con un ottimo rapporto qualità-prezzo. Situato in una zona residenziale di Napoli, è un edificio in stile liberty da cui si può godere di uno splendido panorama.

Il consiglio low budget (meglio se gratis)?
Prendendo la funicolare dal centro storico ci si può immergere in una Napoli diversa, molto più intima e silenziosa. Al Vomero si può godere di una splendida vista sulla città. Io ci sono stata al tramonto e conservo un bellissimo ricordo.

E stai subito festeggiando! (foto di Manuela Vitulli)

Dove si può passare una serata alternativa?
Per una serata alternativa e indimenticabile la mia amica Marika mi ha consigliato la Trattoria da Nennella, un posticino casereccio nel cuore dei quartieri spagnoli di Napoli. Non la solita trattoria, ma un posto in cui il cibo tradizionale e genuino viene servito con calore, ospitalità e tanto divertimento.

Il souvenir imperdibile da portare con sé a casa?
Napoli è piena zeppa di souvenir. Basta fare un giro per la città per perdersi tra calamite, cornetti e altri oggettini folkloristici. Per me un souvenir sobrio e particolare può essere una statuina del presepe acquistata in una delle famose botteghe artigiane in via San Gregorio Armeno. Se poi la statuina vi fa pensare troppo al Natale, nelle stesse botteghe è possibile trovare dei bellissimi Pulcinella fatti a mano.

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E la mancia? (Parte 2)

È arrivato il momento di completare la risposta a una domanda abbastanza difficile per noi italiani, che non siamo così abituati a districarci tra le usanze in fatto di mance nel resto del mondo. Dopo aver affrontato i maggiori paesi europei, ecco come funzionano le cose altrove: da paesi in cui la mancia è d’obbligo a regioni dove è considerata un’offesa.

Stati Uniti e Canada
Dal momento che i dipendenti dei ristoranti spesso vivono esclusivamente di mance e solo di rado ricevono un regolare stipendio, il calcolo dovrebbe attenersi a percentuali abbastanza alte: si parte da un approssimativo 15-20% come minimo. In albergo, i facchini ricevono un dollaro per ogni bagaglio, le cameriere ai piani uno o due dollari a notte: lasciate la somma in posizione ben visibile sul cuscino.

Nord Africa
In Marocco, Tunisia ed Egitto è normale lasciare una percentuale del 10-15% soprattutto nei ristoranti, ma anche i lavoratori di altri campi e addetti a vari servizi saranno contenti di ricevere  una “baksheesh”.

Emirati Arabi Uniti
A Dubai si calcola una mancia del 10%, se il costo del servizio non è già addebitato sul conto. Tuttavia, bisogna talvolta prestare attenzione e distinguere tra arabi molto orgogliosi e personale di servizio straniero, che invece fa spesso affidamento sulle mance dei clienti.

Russia
Non esiste un’esplicita tradizione che regolarizza l’utilizzo delle mance. I ristoranti di alto livello includono spesso nel conto una tassa di servizio.

Asia
Per molti asiatici offrire un buon servizio è naturale e di conseguenza ricevere una mancia è percepito come uno sminuimento. Soprattutto in Giappone questa pratica è ritenuta addirittura un insulto. Le eccezioni sono i centri turistici più influenzati dagli standard occidentali, come la Thailandia, dove lasciare un extra di circa il 10% è ormai consuetudine. Anche le cameriere ai piani saranno felici di ricevere un piccolo riconoscimento in denaro.

America Centrale
È bene lasciare una mancia del 10% a camerieri, addetti al servizio ai piani e parcheggiatori, anche se non esiste nessun obbligo, norma o consuetudine a proposito.

Isole del Pacifico
Attenzione: le tradizioni locali proibiscono l’accettazione delle mance! Evitate quindi di mettere qualcuno in imbarazzo. L’unica eccezione è la Polinesia Francese, dove le consuetudini che regolano questa pratica sono le stesse che vigono in Francia.

Australia e Nuova Zelanda
Mentre in Australia è tutt’ora inusuale lasciare una percentuale, in Nuova Zelanda è normale premiare un buon servizio. In caso siate veramente soddisfatti, potete lasciare una somma pari al 10% del conto.

 

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E la mancia? (Parte 1)

Non è una domanda facile, poiché le abitudini cambiano molto a seconda della destinazione: per evitare gaffe nel vostro prossimo viaggio, ecco un elenco delle usanze nei maggiori paesi europei. Leggete qui la seconda parte, dedicata al resto del mondo.

Austria e Germania
È consuetudine lasciare un 5-10% del conto sia al ristorante che ai tassisti, a patto di essere soddisfatti del servizio. In albergo, i facchini ricevono un euro a bagaglio, mentre alle cameriere ai piani spetta uno o due euro al giorno, somma che potete lasciare sul comodino alla fine della vacanza.

Croazia
La cifra adeguata si aggira intorno al 10% del conto al ristorante, ma può diminuire, nel caso in cui sia già conteggiato il coperto. È considerato scortese passare il denaro direttamente allo chef, così come è impopolare richiedere conti separati. Nei bar non ci si aspetta nessuna percentuale, in taxi si arrotonda semplicemente per eccesso.

Spagna e Portogallo
Al ristorante si lascia sul tavolo il 5-10% del totale, ma che non siano monetine di rame o verrete considerati degli spilorci. Per una corsa in taxi si arrotonda ai 50 centesimi o all’euro successivo, in albergo bastano cinque euro a pernottamento.

Francia
Anche in Francia la mancia non si dà di persona ma si lascia sul tavolo, almeno il 10% di quello che si è consumato. La stessa percentuale va ai tassisti, mentre in albergo non è abitudine lasciare extra.

Grecia
Anche una percentuale minima risulterà soddisfacente. A seconda dell’esclusività del ristorante si decide se arrotondare (per esempio nelle taverne) o se lasciare una mancia del 10%. In taxi si fa semplicemente cifra tonda del dovuto.

Gran Bretagna
Nel caso non compaia nessuna service fee sulla ricevuta, non potete sbagliare con un 10% di mancia, ma anche arrotondando semplicemente il totale. Nei pub, dove in genere si ordina da sé direttamente al bancone, non è comune lasciare la mancia. In albergo, accontenterete le cameriere ai piani conteggiando una sterlina a notte mentre in taxi dovrete soltanto arrotondare la tariffa.

Belgio, Olanda e Lussemburgo
Nei ristoranti, sui taxi e negli alberghi dei paesi del Benelux la mancia è già inclusa nel prezzo. Potete lo stesso decidere di premiare ulteriormente un buon servizio, senza rischiare di essere fuori luogo. Una novità per molti viaggiatori è la piccola percentuale che si usa dare agli addetti all’assegnazione dei posti nei cinema e nei teatri.

Scandinavia
I camerieri che lavorano in Finlandia, Norvegia e Danimarca non ricevono alcun extra. La Svezia rappresenta quindi un’eccezione, poiché è abitudine lasciare circa il 10% del conto al ristorante. Nei locali finlandesi si lascia talvolta qualcosa agli addetti al guardaroba ed è usuale l’obolo ai facchini.

Turchia
Chi non dà alcuna mancia è malvisto ed è ritenuto estremamente maleducato. Al ristorante calcolate in genere il 5-10% e appoggiate la somma sul tavolo. Nella maggioranza dei casi non si accettano conti separati e la parsimonia è considerata un’indelicata virtù…

 

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Estate: vacanze e promozioni

Cercate un’estate a basso costo? Credete che sarà impossibile partire? Non disperate, qualche dritta ve la diamo noi.

Innanzitutto scegliete la meta e poi pensate a conoscerla bene: tutte le nostre guide (hanno tutte anche una comoda carta estraibile!) sono al prezzo speciale di € 8,90 fino al 30 giugno: le trovate sul nostro sito e in tutte le librerie d’Italia e sapranno guidarvi in decine e decine di destinazioni intorno al mondo. Se invece non avete ancora deciso dove andare, ecco alcune proposte :-)

Soddisfare la voglia di sole, mare e spiaggia sbarcando sulle intramontabili isole del Mediterraneo: Spagna, Grecia o Italia? A voi la scelta.

Maiorca

Un’isola da riscoprire, per esempio su sentieri immersi tra il profumo di rosmarino e il canto delle cicale, su spiagge nascoste come Sa Comuna a Cala S’Amunia, lungo i viali animati di Palma come Carrer Fábrica e mentre gustate una merenda a base di pan amb oli in un autentico frantoio. Tutti i segreti delle Baleari grazie ai consigli di chi ci vive!

 

Maiorca ©iStock

Santorini

Il profilo delle bianche case di Oía con lo sfondo del tramonto sul mare turchino è una delle immagini più note dell’isola. L’atmosfera da fiaba non cambia nei ristoranti con vista mare come il Nichtéri a Kamári, dove assaggerete preparazioni raffinate. Per assaporare la vera tradizione, invece, si va alla taverna Salíveros. Qui un’intera famiglia vizia i propri clienti con prodotti squisiti rigorosamente a km zero.

Santorini ©iStock

Sicilia

Una meta esplosiva, un turbinio di colori e sapori, un’eredità storica unica. Salvatevi dall’imbarazzo e affidatevi alle scelte Marco Polo: una selezione zona per zona degli angoli imperdibili della Trinacria, da Noto a Pantalica, da Cefalù a Erice.

Sicilia, Erice ©iStock

Se invece siete fanatici della vita urbana e non potete resistere al dinamismo delle capitali, questi sono gli spunti giusti per voi.

Londra

Qual è il momento migliore per visitare il Parlamento? Dove fare shopping se Oxford Street è troppo affollata? I migliori biscotti al burro e l’ora del tè in perfetto stile inglese, le dritte per orientarsi nella sconfinata offerta della città più cosmopolita d’Europa, i trucchi per una vacanza low cost.

Londra, Covent Garden Market ©iStock

Copenaghen

Città all’avanguardia, che sa conciliare modernità e tradizione, chic e bio come il ristorante Biom, design e materiali locali alla Butik for Borddækning, quiete nel mezzo della frenesia a Strøget, locali che sono contemporaneamente bar, club e ristorante come il Sommersko. E tutto a portata di bicicletta!

Copenhagen, Nyhavn harbor ©iStock

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Una cena a… Lisbona!

Mariscos! © Brero (Flickr)

In Portogallo la vita scorre tranquilla e anche nella capitale si può mangiare una cena coi fiocchi senza spendere molto. L’oceano Atlantico offre alla cucina locale i migliori ingredienti: il pesce fresco e i frutti di mare primeggiano nelle ricette tradizionali. Non lasciatevi sfuggire l’occasione di una scorpacciata di mariscos (frutti di mare) in una tasca (trattoria) o in una marisqueria (ristorante di pesce).

Per cominciare
Gusti classici e decisi per immergersi nei sapori dell’oceano: amêijoas à bulhão pato (cozze con salsa a base di aglio e limone) e salada de polvo (insalata di polpo).

Bacalhau © su-lin (Flickr)

Primo piatto
Il piatto nazionale è il baccalà, delizioso in versione bacalhau à brás: un gratin con le patate, altro ingrediente onnipresente sulle tavole portoghesi.

Secondo piatto
Sfiziose le lulas recheadas (seppie ripiene), le pastéis de bacalhau (crocchette di baccalà) e i rissóis de camarão (sofficini di gamberi): bocconcini prelibati che ogni dona (padrona di casa) sa preparare alla perfezione.

Dessert
Un altro elemento immancabile è il riso, anche in versione dolce come nell’arroz doce, con latte, spezie, zucchero e uova.

Buon appetito!

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Dammi tre parole: Gran Canaria

La maggiore isola dell’arcipelago delle Canarie racchiude due realtà opposte. Sulle montagne del nord, la vita scorre con ritmi lenti e tutto è rimasto com’era un tempo. Al contrario, i lunghi viali della capitale Las Palmas o i villaggi turistici costruiti nella parte meridionale dell’isola possono accogliere ogni anno 2,5 milioni di visitatori grazie a un vero e proprio esercito di addetti ai lavori pronti a soddisfare le loro richieste.
Abbiamo scelto tre parole per descrivere alcuni degli aspetti più caratteristici di un’isola tanto poliedrica e vivace.

La dracena tamaranae, che al tramonto richiama ancora di più il drago

Dracena
In una piazzetta situata a poca distanza dalla basilica di Teror si trova un esemplare di dracena (albero del drago), pianta simbolo dell’isola dai mille segreti nascosti.
Gli aborigeni canari la reputavano sacra: la sua resina, detta “sangue del drago” perché a contatto con la luce si colora di rosso scuro, veniva utilizzata nella preparazione di medicamenti miracolosi.
Questa specie si trova solo a Gran Canaria: non vi sono esemplari né nelle altre isole dell’arcipelago, né in altri paesi del mondo. Cresce soprattutto nelle gole della zona sud est e il suo nome scientifico, Dracaena tamaranae, significa dracena di Tamarán, denominazione preispanica di Gran Canaria fino al 1483. Il nome con il quale viene identificata varia a seconda della località: El Dragonal, El Draguillo, Dragos. Nel Jardín Canario, nei pressi di Las Palmas, è presente un meraviglioso boschetto di alberi del drago.

Grotte
Ad Artenara molte persone vivono tuttora nelle grotte scavate nella roccia tufacea, ma le condizioni sono decisamente cambiate rispetto al passato. Si tratta infatti di abitazioni confortevoli, dotate di acqua potabile e corrente elettrica; all’occorrenza possono essere ampliate per creare nuovi locali, ma diversamente da un tempo non è permesso scavare in profondità per evitare ambienti troppo umidi e insalubri. Questa soluzione abitativa presenta notevoli vantaggi per gli isolani: innanzitutto la climatizzazione naturale (caldo d’inverno e fresco d’estate) e in secondo luogo l’assenza di impatto ambientale sul paesaggio.
Gli antichi abitanti dell’isola usavano queste cavità come case, luoghi di culto, necropoli e magazzini per gli alimenti, come per esempio il Cenobio de Valerón nel Barranco de Guayadeque ad Agüimes.

Pancia dell’asino
Panza del burro!, letteralmente “pancia dell’asino”, è la definizione che usano gli abitanti dell’isola per indicare la coltre di nuvole portata dai venti Alisei sulla costa settentrionale di Gran Canaria.
L’origine di questa espressione deriva dal mondo rurale: l’asino, animale da soma e da trasporto, veniva usato dal suo padrone come riparo ombroso per la siesta di mezzogiorno; nella posizione assunta per il riposino (l’uomo metteva il capo sotto il ventre dell’animale), l’unica cosa visibile era una pancia grigiastra che lontanamente ricordava un cielo coperto di nuvole.

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Newsletter Marco Polo: iscriviti anche tu!

È uscita l’ultima newsletter Marco Polo, ricca di spunti e informazioni, come sempre. Con tanta voglia di vacanze a ispirarci, in questo numero parliamo di Isole Baleari, Puglia e Cammino di Santiago. Senza dimenticare che per tutto giugno le guide Marco Polo sono in promozione a 8,90 euro!

Iscriversi è facile: basta mandare una mail al nostro indirizzo guidemarcopolo@edt.it

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Chi ci vive: l’Istria

È una delle località più amate dagli italiani, contemporaneamente vicina e lontana: l’Istria, tanto quella slovena quanto quella croata, dispone di un’offerta turistica ricchissima ma ancora non del tutto conosciuta. Abbiamo intervistato Max Blazevic, traduttore qurantenne che vive da tempo nel capoluogo istriano: ci ha parlato di cibo, musica e non solo mare…

Il nostro Max

Raccontaci in poche parole chi sei!
Mi chiamo Max, ho 40 anni, faccio parte della comunità italiana residente in Istria e nella vita faccio principalmente il traduttore e l’interprete nelle combinazioni italiano, serbocroato (io mi ostino a chiamarlo così, come fanno tutti quelli come me, cresciuti nella Jugoslavia degli anni ’80) e inglese; da 10 anni sono tornato a vivere a Pola da Milano dove stavo prima, ho una ragazza romagnola che ha imparato presto ad amare profondamente i luoghi e la gente di qui.
Vivo quotidianamente la mia condizione di ponte tra due culture, quella italica e quella slava del sud, a dispetto della vicinanza ancora troppo poco consapevoli l’una dell’altra, per cui spesso mi sento lo scemo del crocevia tra due villaggi.

Kamenjak © Andreas März (Flickr)

Il primo posto dove porti chi ti viene a trovare in Istria?
Andando sul classico, non si sbaglia di certo a portare qualcuno a Punta Promontore (Kamenjak), ovvero la punta più a sud dell’Istria, a qualche km da Pola. È un luogo ben noto a chi arriva in fuoristrada e non solo; amerete la costa/promontorio/faro mozzafiato e il bar Safari, una specie di Penguin Café tra il freakettone e il tiki-bar: divertitevi con i giochi autocostruiti dal proprietario, una specie di Nettuno barbuto dalle splendide figlie che servono ai tavoli.
E poi sceglierei proprio Pola, perché è la città esteticamente, geofisicamente e storicamente più multiforme d’Istria: per molti versi è una Berlino in miniatura. Per le splendide ma anche più “omogenee” Rovigno, Parenzo, Abbazia (sulla costa opposta) ci sarà tempo e modo.

Il locale caratteristico dove mangiare tipico (e cosa si mangia!)?
Pesce in tutte le varietà e in tutti i luoghi! Restando a Pola, se si vuole andare sull’Adriatico, direi La Cuxina in cittàvecchia a Pola, dai prezzi forse un po’ alti ma comunque sulla media italiana e direi consoni alla cura nella preparazione dei piatti. Per un prezzo popolare – comunque pesce – e per contorni curati e freschi, sicuramente Furia, sul terrazzo del mercato coperto che dà sul mercato “scoperto”: da provare assolutamente! Se invece si amano gli aromi dei Balcani (così vicini così lontani), qualsiasi ristorante, trattoria o pizzeria prepara anche i famosi cevapcici, divenuti ormai cibo istriano naturalizzato da decenni.
La pizza, invece – per quelli che comunque la desiderano – qui può risultare un po’ indigesta, perché la mozzarella va chiesta a parte e specificamente “da sola”: al suo posto, o mescolato, si usa formaggio gauda fuso, pesantissimo per gli stomaci non abituati.

L’attività preferita dagli istriani?
Dipende se si vive in città o campagna, e ovviamente dall’età. Direi passeggiare lungo il mare o nel verde (gli istriani sono tutti dei gran camminatori), molti hanno l’hobby dell’alpinismo, sicuramente la raccolta degli asparagi quando è stagione (ora che la raccolta è diventata illegale, lo si fa comunque abusivamente… con un po’ di brivido!). Anche il campeggio estivo in famiglia, un po’ alla svedese: stare all’aria aperta, in generale. In compenso, di notte si “sballa” poco.

Il consiglio low budget?
In Istria quasi tutto è low budget: basta conoscere un po’ di gente. Come altrove, il viaggiatore che imbastisce due parole con i locali – plurilingue, schietti, pratici e disponibilissimi – alla fine sarà premiato. Ovviamente ci sono le eccezioni: attenti ai tassisti improvvisati che pullulano in certe località con le catene alberghiere distanti dal centro, ad esempio Umago, chiedete prima la tariffa e vedete se sono provvisti di insegna e tassametro, così non vi troverete a pagare 20 euro per 3 min di tragitto.

Dove passare una serata alternativa?
A Pola, direi farsi un pogo al centro sociale Rojc (un’ex caserma austriaca) in una delle serate organizzate dall’associazione punkettona “Monteparadiso”, un’istituzione del vivere “alternativo”. Per una cosa di respiro più internazionale, c’è l’Outlook Festival, decisamente più “mainstream”.
Se muniti di macchina, i molti festival estivi – da quello di danza contemporanea a Sanvincenti, alle serate jazz con ospiti di respiro international a Rovigno, ai festival di cinema all’aperto all’Arena e Castello di Pola e sulla rocca di Montona.

Montona (Motovun) © sobrecroacia.com (Flickr)

La “perla” poco nota?
Eh, non la vengo mica a dire, sennò diventa nota :-) Scherzi a parte: forse Duecastelli (Dvigrad), una fortezza bicefala abbandonata nell’interno dell’Istria; oppure tutta l’Istria centrale – una specie di Toscana in miniatura che, meno turisticamente battuta, attrae soprattutto pensionati inglesi, ma anche creativi di ogni sorta, che spesso vi si trasferiscono in pianta stabile.
Sempre rimanendo in Istria centrale, per un gusto simile consiglio due città arroccate e pittoresche, con vista mozzafiato: Montona (Motovun), sede di un eccitante festival internazionale di cinema a luglio con possibilità di campeggio ai piedi della stessa, e la vicina Grisignana (Grožnjan), sede di un festival altrettanto internazionale di musica classica e contemporanea (con seminari, clinics e concerti).
Per finire, un consiglio appassionato che noi locali ci affanniamo da sempre a dare ai visitatori italiani in Istria: imparate a chiamare le località istriane con il loro toponimo italiano – Parenzo anziché Poreč, Rovigno anziché Rovinj, Pola anziché Pula, Capodistria anziché Koper… Chiamare queste località col nome croato (o sloveno nel caso di Koper) è illogico perché le fa sembrare più lontane ed esotiche di quello che dovrebbero essere e denota ignoranza anche della propria storia allargata, a distanza di sole due ore di macchina da Trieste. Dopotutto, per dire Londra, non dite mica “London”, no? :)

 

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Lisbona-Madrid: calcio, musica e fontane

Eusebio sorveglia l'Estadio da Luz

Sabato prossimo, 24 maggio, Lisbona ospiterà la finale di Champions League tra le due maggiori squadre della stessa città: Madrid. Quasi un derby, insomma, tra il Real Madrid, eletta migliore squadra del XX secolo dalla Fifa, e l’Atletico Madrid, fresco campione di Spagna.

Anche Lisbona conta due fazioni a seguito delle storiche squadre calcistiche cittadine: i Leoni dello Sporting e le Aquile del Benfica, che nel 2006 è entrata nel Guinness dei primati come associazione calcistica con il maggior numero di iscritti.
A ognuna delle due squadre è dedicato uno stadio, entrambi costruiti in occasione degli Europei del 2004: all’Estadio José Alvalade gioca lo Sporting (52.000 posti), mentre all’Estadio da Luz – dove si giocherà la finale di Champions – il Benfica (65.000 posti).

Anche i team della capitale spagnola giocano in due diversi stadi: los Galácticos del Real al Santiago Bernabeu (75.000 posti), l’Atleti al Vicente Calderón (55.000 posti). In occasione delle partite più importanti, per i non tesserati è quasi impossibile acquistare un biglietto, se non rivolgendosi ai bagarini…

Fuente de Cibeles, Madrid

Chi vedrà la finale da Madrid potrà festeggiare in ogni caso intorno una bellissima fontana. Infatti, dopo le vittorie i tifosi del Real Madrid si radunano intorno alla maestosa fuente de Cibeles, nell’omonima piazza, mentre i tifosi dell’Atletico Madrid si dirigono alla neoclassica fuente de Neptuno, in Plaza de Cánovas del Castillo.

Chi vedrà la partita a Lisbona verrà coinvolto in prima persona da migliaia di tifosi in festa e senz’altro vivrà un’esperienza esaltante. Se decidete di fermarvi qualche giorno in più, potrete visitare l’affascinante città portoghese e partecipare anche al grandioso festival Rock in Rio Lisboa, che si terrà dal 25 maggio al 1° giugno. Tra gli artisti di maggior rilievo compaiono Rolling Stones, Linkin Park e Robbie Williams.

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